Corsi di cucina

“Se vogliamo recuperare lo stato di salute dobbiamo essere disposti a cambiare” Bach

Il cibo è lo strumento quotidiano più potente, immediato e semplice in grado di influenzare il nostro stato di salute mentale e fisica.

I corsi di cucina nascono con l’intento di promuovere e diffondere una cultura del mangiar sano e con l’idea di aiutarvi a mettere in pratica le indicazioni suggerite nei consulti individuali.
Servono a dare spunti, idee. A mostrarvi quanto possa essere semplice e gustosa una cucina sana e naturale, basata su alimenti che siano il più possibile vicini al loro stato originario: prodotti integrali, freschi, di stagione, non eccessivamente lavorati e di derivazione biologica o biodinamica, affinché ciò che mangiamo vanga prodotto in modo rispettoso dell’ambiente e del cibo stesso.
L’obiettivo è spingervi ad occuparvi in prima persona della vostra salute attraverso l’uso consapevole del cibo.

I corsi, tenuti a Cantù, sono organizzati in incontri della durata di circa 4 ore ciascuno, in cui prepareremo insieme delle ricette che verranno poi condivise al termine dell’incontro.

Considerato l’ampio ed eccessivo utilizzo di cibo animale nella dieta moderna, i corsi si prefiggono di utilizzare prevalentemente prodotti di origine vegetale.

Ecco alcune delle tematiche che approfondiremo durante i corsi:

  • fare una buona spesa, organizzare la dispensa ed evitare gli sprechi
  • creare piatti equilibrati attraverso un corretto abbinamento dei vari alimenti
  • cucinare seguendo la stagionalità dei prodotti
  • conoscere tempi e modalità di cottura dei cereali integrali
  • realizzare piatti senza glutine
  • utilizzare ed apprezzare un’ampia varietà di ortaggi
  • apprendere i diversi stili di cottura
  • sperimentare l’uso di piatti e preparazioni con valore terapeutico (cibi-medicina)
  • preparare gustose zuppe e vellutate
  • conoscere e cucinare i legumi e i loro derivati (importanti fonti di proteine vegetali)
  • realizzare dolci più sani sostituendo lo zucchero con dolcificanti naturali e utilizzando farine integrali, frutta secca, malti, bevande vegetali
  • scoprire ingredienti nuovi o poco conosciuti 
  • stimolare curiosità e fantasia per portare in tavola cibo autentico e genuino

A seguire un estratto del testo di Carlo Petrini “Terra Madre - come non farci mangiare dal cibo”

“Se voglio mangiare bene sono un elitario, se rispetto la tradizione sono ancorato al passato, se seguo regole di buona ecologia sono noioso, se guardo all’importanza del mondo rurale sono in cerca di bucoliche sensazioni…
E’ difficile parlare dell’importanza del cibo e dell’agricoltura, del valore di saper produrre e consumare alimenti in maniera sostenibile, senza incappare in simili critiche, più che altro figlie di luoghi comuni.
Il mangiare per svariate ragioni è sempre più al centro dei nostri pensieri e dei nostri discorsi. Ma più che piacere e gioia – come dovrebbe- genera incertezza, inquietudine, ansie, paure: l’atto tra i più indispensabili per la nostra sopravvivenza diventa un problema.
Il mangiare nel mondo di oggi è attraversato da continui paradossi. Fame nel mondo e malnutrizione, insieme alle pandemie planetarie dell’obesità e del diabete, sono facce della stessa medaglia. Pretendiamo la qualità, ci lamentiamo che costa cara, e poi spendiamo gli stessi soldi in junk food o banali prodotti di consumo. Seguiamo programmi televisivi che propinano ricette tutto il giorno ma non siamo più capaci di cucinare. Abbiamo a disposizione tutta la quantità di cibo che vogliamo e poi sudiamo duramente per dimagrire, mentre chi lotta per salvaguardare razze e varietà in via d’estinzione, per promuovere il buono che c’è ancora nelle nostre campagne e per educare al piacere del cibo, è bollato come un elitario.

Il cibo è il nostro legame più profondo con il mondo esterno, con la Natura: mangiare ci rende parte di un sistema complesso che gli antichi descrivevano come “il respiro della Terra”.

E’ il metabolismo ciò che distingue gli esseri viventi da quelli inanimati. Noi abbiamo un metabolismo, ciò che mangiamo ha un metabolismo, la terra ha un metabolismo. Tutti i processi vitali sono profondamente collegati fra loro. Forse le radici del problema stanno in un modello di sviluppo che ha preso il sopravvento in tutte le attività umane, rispetto al quale anche il cibo non è sfuggito alle regole. Con l’industrializzazione e il primato di una visione riduzionista e meccanicistica, ha trionfato il consumismo: siamo diventati l’homo consumens.
L’uomo si è convinto di essere fuori dal ciclo naturale, di poter disporre della Natura a suo piacimento e, in virtù della fiducia nella propria capacità di poter produrre qualsiasi cosa, ha pensato che anche la produzione più intimamente legata al mondo naturale potesse sottostare a queste leggi.
Il cibo si è trasformato da elemento vitale, identitario, da miracolo della natura che si trasforma in cultura, in un prodotto come gli altri che risponde a tutte le leggi del consumismo: da quelle di mercato fino a quelle dello spreco.
Il nostro retroterra, fatto di saperi pratici, di conoscenze tradizionali e ancestrali, di capacità di vivere in sintonia con la Natura, è stato improvvisamente cancellato e dimenticato, come quando si butta via il bambino con l’acqua sporca. Ma non è stato soltanto il patrimonio culturale tipico delle società rurali ad essere spazzato via dalla modernità. E’ stato proprio il nostro rapporto con il cibo, il significato del predicato verbale “ mangiare”, a subire un taglio netto rispetto alla continuità di ciò che è sempre stato nella storia dell’uomo. L’anello di congiunzione tra noi e il mondo che ci circonda, che tiene insieme il complesso sistema della nostra esistenza, si è spezzato. Per questa ragione le società tradizionali, che con spirito olistico – per di più inconsapevole – vivevano e vivono ancora questa dimensione in maniera proficua, hanno molto da insegnarci e ciò a prescindere dal loro grado di modernità e ricchezza.
Mangiare oggi genera incertezza, ansie e paure perché pretendendo di tenere la Natura fuori dalla sfera umana, abbiamo finito con l’estromettere anche il cibo, dimenticandoci il significato di un’azione che compiamo almeno tre volte al giorno tutti i giorni. La produzione e trasformazione degli alimenti è uscita dalle nostre case per essere demandata a soggetti terzi, non ne possediamo più i segreti e, non conoscendoli più, dobbiamo comprarli con il denaro, come comperiamo tutto ciò che ci serve, o crediamo ci serva.
Il cibo oggi è prodotto soprattutto per essere venduto, non per essere mangiato. Ridurre il nostro rapporto con ciò che mangiamo quasi esclusivamente a una serie di operazioni di mercato è sia la causa sia l’effetto di un sistema che ha tolto valore al cibo e ha tolto significato alle nostre vite. Un sistema che ha stravolto il significato del verbo mangiare, trasformandolo da attivo in passivo per molti cittadini della Terra.”

Carlo Petrini – “Terra Madre, come non farci mangiare dal cibo” – Slow Food Editore